
JESHUAH ISTITUISCE L' EUCARISTIA COME MEMORIALE DEL SUO SACRIFICIO
(Cat. della Chiesa Catt. - n°611)

UNA PREMESSA FONDAMENTALE
PER COMPRENDERNE IL SIGNIFICATO

JESHUAH ISTITUISCE L' EUCARISTIA COME MEMORIALE DEL SUO SACRIFICIO
(Cat. della Chiesa Catt. - n°611)

UNA PREMESSA FONDAMENTALE
PER COMPRENDERNE IL SIGNIFICATO
Ogni forma di vita per continuare ad esistere ha necessita di soddisfare dei bisogni fondamentali. Per l'uomo, fra quelli fondamentali vi sono il mangiare ed il bere.
"Aver fame" significa provare il bisogno del cibo, elemento indispensabile al mantenimento ed alla conservazione della vita. (Es 16)
"Aver sete", significa provare il desiderio di una bevanda che ci permetta di reidratare il corpo. Si tratta di un bisogno ancor piu impellente della fame, e che, se non soddisfatto, mette rapidamente l'uomo in pericolo di morte. (Es 17)
Pertanto, mangiare e bere, e farlo assieme ad altre persone (ossia fare un pasto in comune), sono atti essenziali della vita dell'uomo, che hanno pure un significato simbolico.
Quando prendiamo del cibo, all'interno del nostro corpo avviene un processo di trasformazione della sostanza che abbiamo assunto, e questo ci consente di mantenerci in vita.
Con l'atto del mangiare, noi assorbiamo una sostanza animale o vegetale e l'energia presente in quel cibo viene trasformata, all'interno del nostro corpo, in energia umana. Quando mangiano un frutto, un uovo, del pane, un pezzo di carne ecc. interrompiamo uno sviluppo normale volgendolo a nostro beneficio; ci si nutre della vita "dell'altro", sacrificato per noi, dato per noi.
I SEGNI EUCARISTICI
Jeshuah sceglie il pane (Lc 22,19) ed il vino (Lc 22,20) come segni eucaristici perchè sono elementi presenti in Pesach, la Pasqua ebraica.
Jeshuah sceglie questi due elementi e li mette in relazione ai bisogni fondamentali dell'uomo: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà piu fame e chi crede in me non avrà piu sete." (Gv 6,35).
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IL "PASTO" EUCARISTICO
C'è una sostanziale differenza tra semplice alimentazione (che corrisponde ad una esigenza umana ma anche animale in genere) ed il pasto.
Alle origini l'Eucaristia era chiamata "frazione del pane" perché per un cristiano l'Eucaristia non è solo il mangiare del pane e il bere del vino divenuti corpo e sangue del Mashiah, ma il condividere un pasto simbolico, che accomuna, che riunisce (At 2,46; At 20,7; At 20,11).
Così, come un pasto simboleggia e sigilla la comunione e l'unita di coloro che vi partecipano, parenti, amici, conoscenti, membri di un gruppo, ecc. (i "commensali"), ovvero persone partecipi della stessa vita, cosi per i cristiani è l'Eucaristia.
Il pasto e pure elemento della festa umana: non esiste festa dove non si beva o si mangi insieme. E sorgente di gioia e piacere, occasione di scambio e conversazione.
L'Eucaristia è tutto questo: è il sacramento che corrisponde a questa azione essenziale alla vita dell'uomo, azione che gli consente di conservare e sviluppare la sua vita; è la trasfigurazione del pasto umano, cioe del fatto di riunirsi per mangiare e bere insieme nella gioia.
L'ULTIMA CENA
Jeshuah istituisce l'Eucaristia durante la cena del Seder fatta coi suoi discepoli. Assieme ad essi sta festeggiando Pesach, la Pasqua ebraica (Lc 22, 8)
Quindi l'Eucaristia è istituita durante un pasto autentico, che è contemporaneamente un pasto religioso.
Ogni Giudeo, nella misura in cui glielo consentiva la sua creatività, doveva rendere personali le preghiere (di benedizione) al pasto. In questo contesto si inseriscono le parole che Jeshuah pronuncia sul pane e sul vino nell'ultima cena: una preghiera di lode e di benedizione rivolta al Padre. Parole che sono in stretta relazione col fatto che egli sta per dare la sua vita per la salvezza di tutti gli uomini.
Nel pronunciare queste preghiere, Jeshuah dice: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo" e "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati" (Mt 26, 26-28).
Quindi il pane e il vino divenuti suo corpo e suo sangue, sono anzitutto oggetto di nutrizione e questo nutrimento e offerto ai discepoli radunati. Inoltre, il vino rappresenta il sangue del Mashiah, del Cristo, sangue dell'alleanza versato per la salvezza degli uomini; ciò significa che l'azione salvatrice è al centro dell'Eucaristia: Jeshuah si dona ai suoi nel duplice segno del pane e del vino per nutrirli, per nutrirli insieme e quindi riunirli, per stringere incessantemente una nuova alleanza con loro, per liberarli da ogni schiavitù e specialmente dall'asservimento al peccato.
Poichè il sangue inoltre rappresenta la vita (Gen 9,4) e non vi è vita senza spirito, bere il sangue di Jeshuah, cioè il vino dell'Eucaristia, significa fare entrare in noi lo spirito del Mashiah, cioe il Ruach ha Kodesh, lo Spirito Santo: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui." (Gv 6,53-56), cioè poichè Jeshuah è Dio stesso, nutrirci di Lui fa entrare in noi la sua vita che è eterna.
Infine, ordinando: "Fate questo in memoria di me" (Lc 22, 19; 1 Cor 11, 24), Jeshuah fa di questo pasto (l'Eucaristia) un segno che, lungo i secoli, si è ripetuto nelle comunità cristiane: memoriale efficace della sua presenza in mezzo ai suoi, del suo sacrificio offerto a Dio per la salvezza di tutti, ed allo stesso tempo sacramento della comunione dei discepoli tra di loro e con il loro Signore sempre vivente.
PRESENZA REALE
E' questo il punto essenziale della dottrina cristiana nell'Eucaristia: la presenza reale di Jeshuah, il Mashiah, nelle due specie del pane e del vino.
Come detto poco sopra, la presenza di Jeshuah nell'Eucaristia è affermata dalle sue stesse parole: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo . bevete, questo è il mio sangue .". Jeshuah aveva fatto precedere queste parole dal compimento di due miracoli che prefiguravano il sacramento: la moltiplicazione dei pani e la venuta verso i discepoli, affaticati e stremati, camminando sulle acque del mare in tempesta durante la notte.
Con questi due fatti Jeshuah rivela la potenza che ha sul pane e sul proprio corpo. Il giorno seguente a questi miracoli, Egli promette di dare il proprio corpo sotto specie del pane e del vino:
...il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. perchè la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui" (Gv 6, 51-58).
In conclusione, secondo la dottrina cattolica, Jesuah ha Nozri, il Mashiah, il Figlio di Adonai, si trova "veramente" nell'Eucaristia e non simbolicamente; "sostanzialmente" e non con una presenza semplicemente virtuale; "realmente" e non in ragione della nostra fede, interamente con tutto il suo corpo, con tutta la sua anima e con tutta la sua divinità.